L’idea e il progetto

L’idea di erigere una croce monumentale sulla vetta del Musiné risale all’anno 1900. Nell’ambito delle celebrazioni religiose di quell’anno giubilare, don Francesco Pautasso (1851-1928), che fu parroco di Caselette dal 1886 alla morte, lanciò in sede vicariale di Pianezza la proposta dell’opera, per inaugurare religiosamente anche dalle nostre parti il XX secolo all’insegna di Gesù Cristo, giustificando la scelta del luogo con la visibilità che il monumento avrebbe avuto data la sua posizione e per il legame con la tradizione della cosiddetta “apparizione della croce” all’imperatore Costantino (312 d.C.).

Pensata inizialmente in metallo, l’opera fu poi progettata in cemento armato (ing. Mario Accati di Torino): scelta costruttiva praticamente obbligata una volta escluse tanto la struttura metallica quanto il lavoro in semplice muratura, per la difficoltà nel primo caso di far salire lungo i sentieri del Musiné dei pezzi lunghi e pesanti e nel secondo per la non sufficiente garanzia di stabilità. La soluzione in cemento armato poteva fare affidamento su una tecnica a fine Ottocento ormai consolidata e su un’impresa edile specializzata come la ditta Visetti di Torino.

Qualche dato tecnico

La costruzione si componeva di un basamento alto m 3,20 a forma di cubo di m 4 di lato, su cui poggiava un tronco di piramide alto m 1,80 come raccordo con la croce vera e propria, che si elevava a sezione quadrata per un’altezza di m 10 (vuota all’interno negli ultimi 5 m), con i bracci di m 1,75 di sbalzo; l’altezza complessiva era dunque di m 15.

La costruzione

L’ingente sforzo di portare in vetta i materiali fu attuato con il concorso di molta gente del paese: persone di tutte le età si offrirono di caricarsi in spalla sabbia e cemento, salendo sulla montagna una o due volte al giorno, in cambio di una modestissima paga. L’acqua venne attinta da una cisterna di raccolta della pioggia situata sul crestone nord del Musiné poco più in basso della cima.

L’intervento edilizio fu realizzato tra luglio e ottobre 1901 e l’inaugurazione del monumento si svolse con gran concorso di folla la domenica 10 novembre di quello stesso anno, con celebrazioni religiose la mattina in vetta al Musiné e al pomeriggio al santuario di S. Abaco e poi nella chiesa parrocchiale.

Segno di un’identità collettiva

Se si considera il grande impegno, di risorse e di manodopera, che la costruzione della Croce riuscì a mobilitare nella comunità caselettese, non appare esagerato vedere in quest’opera un valore che il paese vi riconobbe come segno di una propria identità collettiva. Il monumento doveva cioè rappresentare, per quanti avevano in vario modo concorso alla sua realizzazione, un’impresa per cui era valsa la pena lavorare, perché attorno ad essa si coagulavano ideali e motivazioni nel contempo religiosi e civili: testimonianza di fede e senso comunitario di appartenenza, cementati dall’orgoglio di riconoscersi in un segno capace di esprimere una peculiarità locale. Significato, questo, che si aggiungeva al valore simbolico del monumento, rappresentato dalla sua essenza di emblema della fede cristiana e sottolineato dall’imponenza della sua mole e dalla sua solenne visibilità.

Il pellegrinaggio del 1912

Così, quando un decennio dopo si decise in ambito ecclesiale di avviare le “celebrazioni costantiniane” (per il 16° centenario dell’editto con cui l’imperatore Costantino concesse nel 313 d.C. libertà di culto alla religione cristiana), la proposta di aprire quelle celebrazioni con un pellegrinaggio al Musiné a ricordo della cosiddetta “apparizione della croce” a Costantino nel 312 (che una tradizione localizzava nella piana occidentale del Torinese), trovava nel monumento caselettese non solo un riferimento geografico opportuno, ma una presenza già altamente simbolica. La giornata celebrativa in vetta al Musiné si tenne il 12 settembre 1912 e il tempo freddo e nebbioso non ostacolò la partecipazione di migliaia di persone, che si raccolsero in un triplice pellegrinaggio: tre comitive salirono rispettivamente da Caselette, da Val della Torre e da Rivera, incontrandosi poco sotto la cima e proseguendo processionalmente fino alla Croce, presso cui si svolse la funzione religiosa presieduta dai vescovi di Torino e Susa.

Interventi di restauro

Lungo il corso del Novecento la Croce del Musiné sempre più prese a contrassegnare di sé la montagna e il paese ai suoi piedi: emblema esteriore, per visibilità e imponenza, di un’identità topografica, essa è diventata probabilmente il primo connotato di Caselette agli occhi e alla mente dei forestieri e per i caselettesi un segno familiare.

Ma sul piano materiale, col passare degli anni, le intemperie e qualche atto di vandalismo arrecarono danni alla pur solida struttura del monumento, rendendo necessari degli organici interventi di restauro. Questi furono effettuati in due riprese principali negli ultimi decenni: una prima volta nel 1974 (quando si inaugurò, con la Croce rimessa a nuovo, l’iniziativa della festa della Croce che il Comune di Caselette ha da allora promosso annualmente) e una seconda volta, con un più considerevole intervento conservativo, nel 1990, grazie anche al volontariato di un gruppo della 5^ Zona dell’Ass. Naz. Alpini. Il 1° maggio 1991 una memorabile manifestazione, coronata da grande affluenza di gente, reinaugurò in vetta al Musiné la Croce restaurata, con una solenne funzione religiosa presieduta dall’arcivescovo di Torino card. Saldarini e dal vescovo di Susa mons. Bernardetto.

Le celebrazioni per il centenario

Il 16 settembre 2001 un altrettanto imponente e ancor più affollato raduno in vetta celebrò solennemente il Centenario della Croce; la funzione religiosa, presieduta dall’arcivescovo di Torino card. Poletto, dal vescovo di Susa mons. Badini Confalonieri e dal vescovo emerito di Roraima mons. Mongiano, fu il culmine di una lunga e articolata serie di manifestazioni civili e religiose, promosse da Comune e Parrocchia, in cui non solo si manifestò l’attaccamento dei caselettesi alla Croce ma si segnalò quanto la conservazione del proprio patrimonio storico e monumentale sia un impegno a cui nessuna comunità dovrebbe venir meno.

Bibliografia

E. CAPELLO, I 90 anni della croce sul Musiné, Grugliasco 1991.

D. VOTA, Il segno sul monte. Caselette, don Pautasso e la Croce del Musinè 1901-2001, Borgone 2001.

100 anni della Croce del Musiné, 1901-2001, in “Echi di vita parrocchiale – Caselette”, n. spec., sett. 2001.